La primavera è appena arrivata, ma gli amanti dell’abbronzatura non si accontentano di un semplice aumento delle temperature: la loro speranza è che la stagione del risveglio della natura si riveli una vera e propria estate anticipata.

In altre parole, l’obiettivo è quello di poter trascorrere fin dal mese di aprile qualche weekend in spiaggia o in piscina, iniziando fin d’ora a porre le basi del bel colorito ambrato estivo.

Se così è, per chi intenda conciliare la bellezza col rispetto per la natura esiste un’importante parola d’ordine: gli schermi solari fisici. Chi coltiva la passione per i cosmetici minerali e, più in generale, per i prodotti naturali, saprà di sicuro a cosa ci riferiamo.

A chi invece vuole capire come mai definiamo le protezioni solari fisiche “eco-friendly”, sarà utile venire a conoscenza di alcune peculiari caratteristiche di questa tipologia di prodotti.

In primo luogo, il funzionamento dei filtri solari fisici è simile a quello di uno specchio. Si tratta cioè di minerali – come il biossido di titanio o l’ossido di zinco – che, con effetto riflettente, “allontanano” le radiazioni UV dalla pelle.

Per questa ragione si parla di “schermi solari” e non di “filtri”. Quest’ultimo termine è invece idoneo a definire le protezioni solari cosiddette “chimiche”, ovvero quelle che utilizzano sostanze sintetiche per assorbire i raggi solari e renderli innocui per la pelle.

I detrattori delle protezioni solari definite come “fisiche” ritengono spesso che questa definizione sia impropria, in quanto tutte le sostanze presenti sol pianeta possono essere definite chimiche e fisiche allo stesso tempo.

In realtà, però, quando si tratta di solari, i termini “fisico” e “chimico” si riferiscono non alla natura del prodotto stesso, ma alla sua dinamica di funzionamento. Gli schermi minerali, come i sopracitati biossido di titanio e ossido di zinco, respingono i raggi solari attraverso un’azione meccanica, a differenza dei filtri detti “chimici”, così chiamati non per la loro composizione (anche i minerali sono costituiti da elementi chimici) ma perché effettuano un’azione di assorbimento e neutralizzazione dei raggi possibile grazie a sostanze chimiche di sintesi in laboratorio.

A tutt’oggi, le implicazioni di questo processo sull’organismo non sono chiare.

Chi predilige gli schermi solari fisici sottolinea il loro carattere ecocompatibile, dovuto alla composizione costituita da sostanze semplici, presenti normalmente in natura.

I critici protestano, opponendo l’obiezione secondo cui anche le protezioni fisiche sarebbero frutto di elaborate lavorazioni industriali, non meno inquinanti rispetto a quelle ottenute dalla chimica di sintesi dei laboratori cosmetici tradizionali.

E’ tuttavia risaputo che i cultori dei cosmetici minerali considerano realmente tali solamente quei prodotti che, pur utilizzando precisi processi tecnologici, sono ottenuti interamente dalla polverizzazione di minerali, ossia di sostanze non sintetiche, non sconosciute all’organismo e perciò anche meno suscettibili di generare reazioni allergiche.

Qualsiasi via di mezzo, come ad esempio solari che combinino protezioni solari ad azione fisica con altre basate su reazioni chimiche, non viene considerata appartenente alla grande famiglia della cosmesi minerale.