11 dicembre, 2018
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Animali d’affezione, un legame costruito nel tempo

Animali d’affezione, un legame costruito nel tempo

Importante iniziativa nel bergamasco, dove la sinergia tra associazioni animaliste e enti pubblici sta portando a risultati importanti nella costruzione, attraverso la corretta educazione del cittadino, di un rapporto più etico tra l’uomo e il suo animale

Negli ultimi decenni un fenomeno in rapida ascesa è la proliferazione, nelle case del mondo occidentale-urbano, degli animali di affezione.

L’Italia non è esente da questo trend e infatti, dopo la 10^ stima effettuata da Assalco – Zoomark, il numero di animali casalinghi è in netto e continuo aumento, il rapporto parla di 60 milioni di animali affettivi presenti nelle case degli italiani, nello specifico: i pesci ammontano a 30 milioni di esemplari, seguono gli uccelli a 13 milioni di unità, chiudono il podio i gatti attestati a 7,5 milioni, i cani si trovano poco distanziati dagli amici felini a 7 milioni.

Chiudono questa speciale classifica i piccoli mammiferi (criceti, conigli o furetti) a 1.8 milioni e i rettili a 1,3 milioni.

Numeri questi impressionati che portano gli animali di affezione a pareggiare quasi il numero degli stessi cittadini del Belpaese.

Come sottolinea la Professoressa Giulia Guazzaloca (docente presso l’Università di Bologna) nel suo ultimo libro “Primo: non maltrattare. Storia della protezione degli animali in Italia”, l’attuale ”pet-mania” diffusasi in Europa (ma soprattutto in Italia) può essere considerata l’acme di un lungo e tortuoso percorso iniziato oltre un secolo fa in Gran Bretagna, quando gli animali di uso casalingo iniziarono ad essere maggiormente presenti nelle case delle famiglie del ceto medio inglese, iniziarono quindi, proprio da questo preciso momento storico, a svilupparsi tutte le attività inerenti la selezione e la scelta delle razze canine e feline e nacquero le prime attività commerciali dedicate al mondo degli animali d’affezione specializzate nella produzione di cibo specifico, nella grande distribuzione di utensili utili alla crescita e alla loro gestione ecc.

Da allora gli animali casalinghi hanno subito un graduale processo di “umanizzazione” e “parentizzazione”, riuscendo a ritagliarsi un ruolo attivo all’interno del nucleo familiare, della società, del mercato, del mondo della cultura e dei media.

Ciò che ha inciso sul fenomeno della diffusione della pet-mania sono stati una serie di fattori di carattere socio – economico che si sono ben coniugati nel tempo, in primis, grande importanza per il diffondersi di questo trend è stato l’aumento del reddito pro-capite così come anche la diminuzione dei tassi di natalità, con il passar del tempo si sono aggiunti ai primi due fattori (gli artefici principali del fenomeno) anche altri come: il sorgere di tipologie di famiglie diversificate, l’invecchiamento della popolazione e le scelte abitative rivolte verso i grandi agglomeramenti urbani.

Secondo il noto sociologo Adrian Franklin, nella società attuale, cosiddetta postmoderna, tendenzialmente frammentata e individualista, consumista e basata su legami familiari flessibili, gli animali d’affezione rappresentano un surrogato di quelle relazioni familiari e amicali che stanno sempre più venendo meno, andando a rispondere al bisogno umano di dover compiere, in un arco temporale di brevissimo termine, le cosiddette “buone azioni”.

Gli animali, quindi, sarebbero i destinatari di una mole eccessiva di amore e attenzioni da parte dei proprietari divenendo soggetti a una “filantropia” forzata in sostituzione proprio alla difficoltà moderna nelle relazioni intra-umane, una vera peculiarità della società attuale.

Inoltre, c’è un altro elemento molto importante da tenere in considerazione; cosi come in passato, il possesso di animali esotici e rari o di cani o di gatti di razze pregiate come ad esempio il Pastore tedesco (Alsaziano) a pelo lungo serve sempre più a sottolineare il proprio status sociale, i codici valoriali e identitari del proprietario.

Questo è quello che attualmente gli studiosi anglosassoni definiscono “lato oscuro del pet keeping”, perché l’affetto non è tanto rivolto verso all’animale in sé, quanto al significato e alla funzione che esso incarna (opulenza, eccentricità, potere, mascolinità, bellezza).

Nonostante quest’ultimo aspetto particolarmente negativo, possiamo affermare che, negli ultimi 120 anni, ciò che è più è mutato, in modo anche radicale, è stato il modo di convivenza con l’animale di casa e il modo con il cui lo si considera.

Oggigiorno i nostri piccoli amici vengono caricati di funzioni affettive, sociali e psicologiche “di scopo” primarie, come quella di responsabilizzare i bambini.

Ma abbiamo la possibilità di spingerci oltre, potendo infatti sviluppare una nuova sensibilità nei confronti di loro e di molti altri animali, quelli che non vivono nelle nostre abitazioni ma nelle stalle, boschi, foreste, laghi, fiumi e mari.

Enpa Bergamo, Amici del Gattile di Treviglio, Canile di Colzate, I senza cuccia onlus, Ats e la garante per la tutela degli animali del Comune di Bergamo Paola Brambilla hanno deciso con passione ed entusiasmo di proseguire la propria campagna per la sensibilizzazione su questo argomento, in collaborazione con realtà territoriali importanti e ben radicate come Bergamonews e il Centro Commerciale Le Due Torri, che sostengono il progetto: attraverso questa lodevole iniziativa si cercherà di poter aprire un maggiore dialogo con la popolazione con l’obbiettivo finale di poter costruire, insieme, un rapporto più etico con i nostri cari amici animali.

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