Rubrica “Di MarcOledì”: Quanto bisogna amare l’incertezza per essere felici

Ma come si fa effettivamente a tornare vergini

Fatte le debite premesse, abbiamo cercato di indirizzare il lettore verso il ritorno allo stato primordiale dei sentimenti, quando ancora non sono sbocciati per evolversi, e abbiamo chiamato questo momento “verginità emotiva”. Fare un passo indietro, però, non significa dimenticare le nuove esperienze scaturite da una visione più critica della vita, tutto ciò sarebbe da pazzi, ma innamorarsi ancora dell’amore come si faceva prima di essere delusi, perché solo garantendo alla persona che ci troviamo di fronte una vasta fiducia, ella sarà in grado di elevarsi a sua volta allo stesso sentimento. Ovviamente, non è detto che lo faccia, è una questione di possibilità.

Scegliamo comunque di non parlare di un sentimento complesso come l’amore perché, in questo caso specifico, le possibilità di essere ricambiati in modo genuino sono davvero molto basse e, non a caso, si ha difficoltà a cercare il partner che noi identifichiamo come la “persona giusta”.

Prima di tutto dobbiamo abbattere uno dei più grandi pregiudizi che restringono la sfera concettuale legata alla verginità emotiva. Essere emotivamente vergini non è consentito solo ai giovani, si può raggiungere questo tipo di stato anche quando si è avanti con l’età, è un modo di rapportarsi alla vita, non un canone fisso.

Così, come Dante aveva deciso di utilizzare il fiume Eunoè per purificarsi, noi adottiamo come tattica la presa di coscienza della fondamentale incoscienza. Richiamare alla mente le esperienze già vissute per non commettere due volte lo stesso errore è un processo tanto importante quanto rischioso. Anche se le circostanze sono simili e le premesse sembrano quelle di una storia già vissuta, per l’incredibile imprevedibilità dell’uomo, donatagli dalla sua qualità fondamentale, l’umanità, gli eventi non sono mai uguali tra di loro. Si possono stabilire delle similitudini, dei parallelismi, ma delle uguaglianze concrete sono difficili da scovare. Questo significa che spesso i presupposti che creiamo nella nostra mente sono fasulli e riduttivi perché, purtroppo, continuiamo ad accettare delle certezze menzognere piuttosto che il brivido dell’incertezza. Optiamo per  far valere la nostra facoltà di controllo, ma essendo essa nulla, la riusciamo ad utilizzare solo in un mondo costruito dalle nostre fantasie. Fantasie ovviamente che non sono visioni o totali invenzione, ma che possono dimostrarsi fatti reali leggermente modificati dalla nostra psiche, però contraffatti quanto basta per indurci in errore.

Esiste, poi, un’altra tipologia di metodo per affrontare i colpi del caso, una sbronza totale della vita che te la fa apprezzare in ogni suo aspetto. L’amore per la contraddizione e la continua esperienza del vivere. Smettere di essere condizionati dal passato per vivere il presente e costruirsi un futuro passo dopo passo, senza mai farsi distruggere completamente dalle sventure. Si vive in estasi non contemplativa, ma attivissima accogliendo, quando necessario, l’incoscienza come strumento di indagine che ci permette di annientare per un secondo i nostri pregiudizi e rilega insieme i frammetti dei sentimenti ormai infranti, ricomponendo lo stato inziale della verginità emotiva.

Per quanto possa sembrare assurda una considerazione del genere, noi uomini siamo ebbri della vita solo quando non la conosciamo abbastanza. Non a caso l’età decretata da tutti “la migliore” è quella della spensieratezza giovanile, dove si è incoscienti perché non si conosce il domani e si spera che sia pieno di gioie. Ma anche tra i mille affanni che popolano l’esistenza, tra le mille preoccupazioni che sono parte integrante degli uomini, tornare vergini non è impossibile. Basterebbe assicurarsi di ascoltare, e non sentire, sempre della buona musica e non smettere mai di leggere poesie.

Marco Cutillo

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Rubrica “Di MarcOledì”: Quando ho perso la verginità.
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Rubrica “Di MarcOledì”: Quanto bisogna amare l’incertezza per essere felici ultima modifica: 2017-01-04T15:13:59+00:00 da Marco Cutillo
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Marco Cutillo

Nullafacente di professione classe '98. Discreto mangiatore di libri e ottimo conoscitore della palla a spicchi. Irriverente e satirico.
 
 
 

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