Rubrica “Di MarcOledì”: Onere ed onore di essere un talento.

Ci siamo e ci risiamo, anche in questo fantastico mercoledì di inizio inverno, potrete deliziarvi con la lettura della rubrica che ha vinto numerosi riconoscimenti in quella landa magica che sono “i miei sogni”. Di Marcoledì si ripresenta in tutta la sua mutevolezza utilizzando dei frammetti di quello che ormai è un ospite abituale: Friedrich Nietzsche. Fritz, mio caro Fritz, riesce sempre a stupirmi. Quasi come un felino, il filosofo si faceva crescere dei grossi baffoni per orientarsi nel mondo e quella folta chioma deve avergli veramente permesso di prendere le misure in una società davvero caotica e confusionaria! La sua storia è davvero singolare, osannato dal mondo accademico quando ne era discepolo convinto, distrutto dal mondo accademico non appena capì che anche la ragione è un limite alla conoscenza se non è accompagnata da un vero sentimento che permea l’individuo. Un altro grande limite degli uomini, però, è la società stessa. Vediamo come essa influisce sugli individui.

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Non basta avere talento; bisogna anche avere il vostro permesso. Nevvero amici miei? (Al di là del bene e del male, Af. 151)

Negli ambienti sociali dilaga uno spirito di falsa democrazia che porta alla tutela dei elementi meno preparati, mentre invece viene sempre trascurato il così detto “talento”, in quanto capace di provvedere a sé stesso.

Spesso e volentieri il “talento” non viene neanche riconosciuto dalla massa che affida la propria amministrazione nelle mani di un falso idolo più capace ad ottenere consensi,ma non in grado risolvere problemi pratici. Amici miei, sbaglio dicendo che l’onda che fa salire un uomo alle stelle è anche la stessa che ne fa affogare un altro? E se l’escluso, se l’emarginato fosse più competente del leader che il popolo ha scelto?

Capita che queste persone, questi uomini, questi “talenti” si auto-escludano dai contesti sociali stanchi della superficialità che vige in essi e, non conosci di questa stessa superficialità, ma ottimi utilizzatori di una così innata qualità, gli individui aggregati tra di loro assumano questo atteggiamento refrattario come offesa e non come stimolo al miglioramento. In questo modo nasce anche il luogo comune che dice :<< Gli uomini più intelligenti, sono anche i più presuntosi >>. Come in tutte le cose, la verità si trova in medias res e quindi possiamo affermare che sì, gli uomini molto colti si pongono a volte con un atteggiamento di superiorità che disturba chi non è preparato in egual modo, ma è vero anche che da uomini molto preparati si può sempre attingere come da una fonte per il miglioramento. C’è però, anche un’altra categoria di persone, che si contraddistingue per l’essere la più complessa e la più completa.

Ciò che uno è incomincia ad affiorare quando scema il suo talento, quando egli smette di mostrare ciò che è capace di fare. Il talento è anche un ornamento, un ornamento è anche un nascondiglio. (Al di là del bene e del male, Af.130)

Subito Nietzsche riesce a ribaltare la situazione. I talenti devono essere tutelati, ma devono essere proficui alla società, sennò diventano solamente degli sciocchi presuntuosi. Come è possibile colpire così tanto ed in modo così preciso nel segno? La lettura del filosofo tedesco è sempre davvero un’avventura in una miniera d’oro.

I “talenti” non solo saranno estremamente sensibili nell’esercizio di una qualità, ma dovranno anche essere in grado di riempire le lacune che hanno nella propria formazione. Ornarsi del talento è una vigliaccheria che confonde le masse e le inganna. Come è difficile giudicare una persona, come è difficile capire quanto essa sia in grado di svolgere un determinato compito e quanto sia in grado di migliorarsi se non dovesse esserne all’altezza.

Mi piacerebbe vedere più persone che riescono a trarre un insegnamento da queste brevi lezioni che prendono il nome di aforismi. Riuscire ad interiorizzare il concetto di evoluzione personale, senza partire dalla sbagliata premessa di essere sicuramente migliori di altri solo perché si è abili in qualcosa, permetterebbe alla nostra società di iniziare a compiere quello step successivo che sembra dovere essere alla base di una democrazia, ma che invece ha creato presunzioni ancora più forti all’interno delle comunità. I mostri sociali usano i diritti come arma dimostrandosi, però, inadempienti ai loro doveri. Ecco che tutto sfocia nell’egoismo, cosa fanno gli altri per me? Ma qualcuno si chiede mai “cosa posso fare io per gli altri”?

Marco Cutillo

Rubrica “Di MarcOledì”: Onere ed onore di essere un talento. ultima modifica: 2016-12-21T15:29:19+00:00 da Marco Cutillo
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Marco Cutillo

Nullafacente di professione classe '98. Discreto mangiatore di libri e ottimo conoscitore della palla a spicchi. Irriverente e satirico.
 
 
 

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