Rubrica “Di MarcOledì”: L’eternità della routine.

Lettori carissimi, bentornati proprio qui, dove tutto è magia, dove tutto è più bello o forse no: la rubrica “Di MarcOledì”. Personalmente ho sempre avuto a cuore il modo in cui gli altri mi potessero vedere e ho sempre cercato di fare qualsiasi cosa fosse nelle mie possibilità per essere ricordato da ogni singolo essere umano che avesse intrattenuto una conversazione con me. La costante pressione che mi portavo sulle spalle, cercando di proiettarmi nel dopodomani e sperando di lasciare qualcosa di me agli altri, mi stava distruggendo, finché non mi sono reso conto di quanto fosse narcisistica la mia mania. Per quale motivo un uomo decide di dedicare la propria vita all’accumulo di gloria se non per vanità o per la paura di morire definitivamente?

<<Julian è morto solo, convinto che nessuno si sarebbe ricordato di lui e dei suoi libri, pensando che la sua vita fosse stata inutile>> disse. <<Gli avrebbe fatto piacere sapere che qualcuno voleva ricordarlo. Diceva sempre: esistiamo fintanto che siamo ricordati.>>

Mi sono sempre domandato il motivo per cui un uomo vorrebbe essere ricordato. Chiamatemi scettico, pessimista o cinico, ma ho sempre creduto che la volontà di esistere nella memoria fosse collegata alla paura della morte e alla vanità individuale, quasi come se essere vivi nelle menti degli altri potesse davvero riportarci in vita. Anche nel breve pezzettino che ho estratto da “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon, si evince che Julian Carax, personaggio chiave del romanzo, avrebbe voluto essere ricordato per non morire del tutto, per lasciare una traccia di sé. Non sono mai riuscito a capire tutto questo affaccendarsi per la pura mania protagonismo, la quale è infruttuosa per il singolo che si impegna se non dà risultati in vita, ma tante insicurezze e difficoltà da superare. Eppure c’è un numero ristretto di persone, uno zoccolo duro di disertori, che riescono sì a diventare immortali, però vivono con la consapevolezza della loro caducità e prima di pensare e protrarsi nel dopodomani, riescono a vedere il domani, ma anche l’oggi.

Gli uomini che dedicano sé stessi alla loro passione, invece di creare feticci della memoria, ottengono la vita eterna perché non possono fare altrimenti se non essere i migliori in quello che fanno. Questi uomini muovono passi piccoli e lenti verso la memoria collettiva e riescono ad alimentare il cambiamento che muove nei sotterranei, quello che si propaga a voce bassa. Si impegnano e convivono non con il loro egoismo, ma con la loro passione che gli potrà garantire l’eternità. Sicuramente, come i citati in precedenza, essi forse non godranno dei benefici che porta il prestigio, ma verranno presi a modello dai giovani che cercano necessariamente di identificarsi in chi ha avuto la forza di credere nel proprio sogno. Essi non saranno tormentati, riusciranno a godersi la vita e a diventare modelli senza neanche accorgersene. E, quando avranno lasciato mondo, quando di loro non resterà che cenere, non verranno ricordati come angeli che per sé fuoro, ma una volta giunti alla mente di qualche fanciullo indeciso, sembreranno una leggera brezza estiva che acquieta, rinfresca e rinvigorisce gli animi.

I fautori del cambiamento non sono mai quelli che gridano, ma sono coloro che si muovono quasi in silenzio e rispettano il proprio dovere. Nel nostro tempo tutti si sentono rivoluzionari e nessuno vuole essere ordinario, così si crea una confusione generale e chi vuole adempire ai propri compiti in libertà viene tacciato dal sistema come fallito. Così chi saprà essere rivoluzionario nella sua ordinarietà, avrà diritto all’immortalità, perché in fondo l’eleganza vive nelle cose semplici.

Marco Cutillo

Rubrica “Di MarcOledì”: L’eternità della routine. ultima modifica: 2016-12-14T16:04:23+00:00 da Marco Cutillo
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Marco Cutillo

Nullafacente di professione classe '98. Discreto mangiatore di libri e ottimo conoscitore della palla a spicchi. Irriverente e satirico.
 
 
 

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