Parigi sopravvissuta: la città un anno dopo gli attentati

La coscienza di ogni uomo è un insieme indefinito di elementi che si manifestano nella loro totalità solo in una circostanza: quando compie del male. L’azione malvagia conserva in sé molta più consapevolezza di ogni altro tipo di azione. La sua caratteristica fondamentale è che può essere decontestualizzata, può essere portata oltre il solo hic et nunc ed assumere significati diversi che derivano da interpretazioni completamente differenti. E così da ogni azione malvagia ciascuno di noi intraprende una strada: c’è chi la vive come un trauma, chi come incentivo, chi come incoraggiamento.

Ma quando tutto questo non appartiene alla sfera personale?
Quando l’azione malvagia interessa un intero popolo che colpisce un altro popolo?
Cosa succede?
Succede esattamente ciò che, esattamente un anno fa, è successo nella capitale francese. Una serie di attacchi terroristici di matrice islamica hanno colpito Parigi, lasciandola immersa in una pozza di sangue con un conteggio pari a 130 vittime provenienti da ogni parte del mondo.

Due sono state le sedi maggiormente colpite: lo stadio e un locale posizionato nell’XI arrondisemant: il Bataclan. Tuttavia sono stati tantissimi i siti interessati dalle barbarie tra locali, bar e ristoranti.
Spaventose sono le immagini che descrivono quegli istanti densi di caos e urla disumane che hanno portato lo stato francese alla consapevolezza della situazione allarmante in cui vive la Francia stessa.

Ad oggi ritroviamo una Parigi diversa, impaurita ma che, allo stesso tempo, prova a ripartire da zero. Ritroviamo una Parigi che ha voglia di tornare ad essere libera e frivola, come lo era un tempo, ricca di bellezza, arte, moda e cultura. Ma è anche una Parigi dove le persone non smettono mai di guardarsi le spalle terrorizzate dalla possibilità che qualcosa di tremendo possa accadere, di nuovo. Quella Parigi che non sa e non vuole dimenticare quello che è successo, dove il ricordo dell’intero popolo è ancora imprigionato nelle immagini terribili di una notte sembrata infinita che ha spezzato in due il cuore francese.1447743343_parigi

Sin dalle elementari ci hanno insegnato che il cuore è il simbolo stesso della vita, che è la parte più importante del nostro organismo, e quando succede qualcosa al cuore automaticamente anche il funzionamento del resto del nostro corpo viene compromesso. Per questo esso viene protetto dalla cassa toracica. Se, però, veniamo colpiti in pieno petto spesso la gabbia toracica si rompe e il colpo arriva dritto al cuore.
Ogni cosa ha un cuore, non solo un organismo. Anche una nazione ha un cuore, la sua capitale, la città più grande di tutte dove ci sono tantissime opere d’arte, che brulica di turisti in ogni angolo, che è piena di voci e di colori che si uniscono allo scintillio dei locali più chic.

E questo cuore, esattamente come il cuore di ogni cosa, potrebbe essere colpito, duramente, ingiustamente. E allora la vita potrebbe finire. Ma davvero sarebbe possibile? A noi piace pensare che nulla potrebbe distruggere una città tanto importante come Parigi, nemmeno il più forte dei colpi al cuore, perchè lei sa rialzarsi, perchè è coraggiosa, perchè è aiutata da tante altre piccole parti che DEVONO essere unite per sconfiggere la malattia più grande di tutte: la violenza.

Dunque, anche nella paura e nel timore, noi siamo oggi fertemente convinti che Parigi, presa come simbolo della nostra intera cultura occidentale, grande e maestosa, possa rialzarsi in piedi e tornare a splendere. Uno splendore che i parigini e gli europei in primis devono ritrovare nei loro cuori e nelle loro menti, unendosi come popolo in questo periodo così drammatico della storia europea.

E’ l’unità a rendere possibile la vittoria di ogni battaglia che, ci auguriamo, possa essere il più veloce e meno dolorosa possibile. Ed è per questo che dobbiamo tenere ben impresso nella memoria la scena dei tanti uomini che si sono riuniti nelle tante piazze in ogni città del mondo in segno di sostegno. E’ per questo che dobbiamo ricordare ogni giorno di essere tutti membri di una grande e sola famiglia che è tenuta insieme da due grandi braccia: la tolleranza e l’amore.

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Cerchiamo, allora, di non cadere nel cinismo e di evitare in ogni modo di diventare razzisti nei confronti di una popolazione, quella islamica, che è macchiata di un’impurità che non la caratterizza nella sua totalità.

Resia Aruta

Parigi sopravvissuta: la città un anno dopo gli attentati ultima modifica: 2016-11-13T17:44:20+00:00 da Resia Aruta
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Resia Aruta

Classe '95. Studentessa di filosofia e grande appassionata di letteratura, arte e cinema. Cova da sempre la passione per la scrittura in ogni sua forma e sogna di poter cambiare il mondo tramite le sue parole.
 
 
 

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