Fidel Castro: muore un uomo, resta il simbolo

Due giorni fa, 25 novembre 2016, viene annunciata la morte del comandante della rivoluzione cubana: Fidel Castro.
A dare la notizia, trattenendo a stento le lacrime, è il fratello in un comunicato televisivo.

Quattro diventano allora le parole che riecheggiano nella testa di tutti: “Hasta la victoria, siempre”.

A Cuba sono stati proclamati nove giorni di lutto nazionale, mentre il mondo intero piange uno dei più grandi esponenti della storia contemporanea.
Tutti i rappresentati mondiali si sono uniti in un abbraccio commosso, ricordando con grande orgoglio la figura di Fidel Castro.

Fidel si è scontrato per tutta la vita contro le potenze capitalistiche del mondo, più di tutte gli Stati Uniti, inseguendo il suo sogno rivoluzionario che, pian piano, è diventato il sogno di quasi un’intera nazione.

All’età di 90 anni muore un uomo, certo, ma il simbolo resta.
Rimane dentro ognuno di noi la consapevolezza che la rivoluzione esiste, c’è, è possibile; che l’uguaglianza può essere raggiunta anche se richiede battaglie continue; che i piccoli possono battere i grandi se sono fermamente convinti delle proprie posizioni.

Rimane il simbolo di un uomo che ci ha insegnato a lottare per i nostri diritti e per la nostra libertà, diritti e libertà di uomini che hanno il dovere di essere prima di tutto uomini e poi uomini di religione, di politica, di economia.
Fidel Castro ci ha riportati all’essenza più pura dell’umanità, un’umanità in cui credeva ciecamente.
Le sue sono posizioni forti e convincenti, ma spesso lui stesso non è riuscito a trovare il modo per rendere le idee fatti reali.

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Molti hanno visto in Fidel Castro un liberatore di Cuba, ma è pur vero che per altri è stato nient’altro che un brutale dittatore.
Nel suo essere un tiranno possiamo affermare che di male ne ha fatto, che spesso ha limitato la libertà del suo popolo pur professando lui stesso l’importanza di vivere liberamente.

Sappiamo, per esempio, che per anni ha perseguitato gli omosessuali, rinchiudendoli in campi di lavori forzati; ha utilizzato metodi coercitivi nei confronti dei controrivoluzionari; ha bloccato l’espatrio da Cuba…

Ma la giustezza o meno delle sue posizioni non è una cosa su cui oggi possiamo proferire parola. Come diceva un tale:

“ai posteri l’ardua sentenza”.

Sarà la storia, con i suoi continui risvolti, a dare ragione o meno alla dittatura ideologica di Fidel Castro.
Perchè è così che vogliamo ricordarlo: come un uomo di armi, un dittatore, un politico, un rivoluzionario, sì, ma più di tutto come un grande ideologo.

E per quanto è vero che ogni rivoluzionario non muore mai invano, siamo oggi fortemente convinti che il suo messaggio non verrà mai dimenticato perchè “prima di essere un soldato delle armi, è stato un soldato delle idee”.

La fine del suo potere ha avuto inizio quando, di ritorno da un viaggio in Argentina, all’età di 80 anni, la sua salute è iniziata a peggiorare a causa di un’emorragia all’intestino.
Delegato il potere al fratello Raul, ha lentamente visto la sua vita sgretolarsi, insieme ai suoi grandi sogni di uguaglianza, di fronte ad una nazione che si piegava sempre di più alle pretese capitalistiche del mondo.

Il suo sogno sarà forse utopia?

Resia Aruta

Fidel Castro: muore un uomo, resta il simbolo ultima modifica: 2016-11-27T15:27:37+00:00 da Resia Aruta
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Resia Aruta

Classe '95. Studentessa di filosofia e grande appassionata di letteratura, arte e cinema. Cova da sempre la passione per la scrittura in ogni sua forma e sogna di poter cambiare il mondo tramite le sue parole.
 
 
 

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